Una croce d'oro su campo rosso, circondata da tralci di vite: lo stemma di Messina racconta una leggenda bizantina lunga sedici secoli. Dietro la sua forma insolita a testa di cavallo si nasconde la storia di una città che fu tra le più potenti del Mediterraneo.
🛡️ Stemma della città di Messina — Descrizione araldica
Lo stemma della città di Messina si legge così: « Scudo a testa di cavallo, di rosso alla croce d'oro, circondato da due tralci di vite al naturale fruttati d'oro, timbrato dalla corona di città »
Sommario
Significato dello stemma di Messina
Ogni elemento dello stemma di Messina racchiude un significato preciso, tra araldica bizantina e simbolismo civico.
- Scudo a testa di cavallo : una forma araldica poco comune, che distingue visivamente lo stemma messinese da quello di molte altre città italiane.
- Croce d'oro in campo rosso : secondo la tradizione, il vessillo donato dall'imperatore bizantino in segno di gratitudine verso la città.
- Tralci di vite al naturale fruttati d'oro : richiamano la fertilità del territorio messinese e la sua antica vocazione agricola e commerciale.
- Corona di città : timbra lo scudo e ne indica il rango, secondo le convenzioni araldiche municipali italiane.

📜 Fatto Poco Noto — I colori dello stemma
Il rosso e l'oro dello stemma di Messina sono anche i colori della dinastia aragonese, presenti ancora oggi sulla bandiera della Sicilia.
Storia dello stemma di Messina
Nei tempi più antichi lo stemma di Messina era una semplice falce, a richiamare la forma del porto naturale della città. Con l'arrivo dei Mamertini il simbolo mutò in un castello, o secondo altre tradizioni in tre torri su campo verde — uno stemma che sarebbe poi passato in eredità alla vicina Rometta.
La leggenda più celebre lega però lo stemma attuale a un episodio del V secolo d.C.: l'imperatore d'Oriente Arcadio, assediato a Tessalonica, avrebbe ricevuto soccorso da quindici navi messinesi guidate dal generale Metrodoro. Come ringraziamento, avrebbe donato alla città il vessillo con la croce d'oro in campo rosso e il titolo di Protometropoli della Sicilia. Sulle mura della basilica di Santa Sofia a Costantinopoli sarebbe stata incisa la frase «Gran mirci a Messina», ancora oggi riprodotta sui cancelli del Municipio.
Va detto che la tradizione storiografica non conferma un assedio di Tessalonica o una riconquista di Costantinopoli durante il regno di Arcadio: resta dunque una leggenda, per quanto radicata nell'identità cittadina.

📜 Contesto Storico — Il riconoscimento ufficiale
Lo stemma nella sua forma attuale è stato ufficialmente riconosciuto con decreto del 1° maggio 1942, poi adeguato dal decreto-legge del 26 ottobre 1944, n. 313.
FAQ — Domande frequenti sullo stemma di Messina
Qual è il motto della città di Messina?
In alcune raffigurazioni antiche allo stemma è associato il motto latino «Fert leo vexillum Messanæ cum cruce signum», che accompagna il leone rampante presente ancora oggi nello stemma della provincia di Messina.
Cosa rappresenta la croce d'oro nello stemma di Messina?
Secondo la leggenda, la croce d'oro in campo rosso richiama il vessillo che l'imperatore bizantino Arcadio avrebbe donato alla città nel V secolo d.C. come segno di gratitudine.
Perché lo scudo dello stemma di Messina ha la forma a testa di cavallo?
Si tratta di una forma araldica particolare adottata dalla città, che la distingue dalla forma classica «sannitica» usata dalla maggior parte dei comuni italiani.
Quando è stato ufficialmente riconosciuto lo stemma di Messina?
Lo stemma e il gonfalone sono stati riconosciuti con decreto del 1° maggio 1942, successivamente adeguato dal decreto-legge 26 ottobre 1944, n. 313.
Dove si può vedere oggi lo stemma di Messina?
Compare sul gonfalone civico — un drappo rosso con croce gialla — e sui cancelli del Municipio, dove è riportata anche la celebre iscrizione «Gran mirci a Messina».