Arezzo, città toscana di antichissime radici etrusche e romane, porta nel suo stemma una delle figure araldiche più affascinanti d'Italia : il cavallo inalberato di nero su campo d'argento. Questo emblema, carico di storia medievale e di orgoglio ghibellino, racconta in pochi tratti la natura indomita di una città che non ha mai smesso di rivendicare la propria identità.
🛡️ Stemma della città di Arezzo — Descrizione araldica
Lo stemma della città di Arezzo si legge così : « D'argento al cavallo rivolto, allegro, inalberato di nero »
Sommario
Significato dello stemma di Arezzo
Ogni elemento dello stemma aretino è stato definito con precisione dal vocabolario araldico medievale, trasmettendo un messaggio di forza, libertà e indipendenza.
- Il campo d'argento : il fondo bianco argento simboleggia la purezza, la lealtà e la nobiltà del Comune. In araldica, l'argento è uno dei due metalli fondamentali e conferisce luminosità all'emblema.
- Il cavallo di nero : il cavallo è da sempre simbolo di valore guerriero, di animo intrepido e di forza al servizio della comunità. Il nero, detto "sabio" in araldica, evoca la costanza, la prudenza e la fermezza.
- Inalberato : questa posizione, con il cavallo impennato che si drizza sulle reni, trasmette slancio, audacia e la volontà di non piegarsi ad alcuna autorità esterna.
- Allegro : il termine araldico "allegro" indica che il cavallo è raffigurato privo di finimenti, libero da ogni bardatura, immagine della libertà comunale aretina.
- Rivolto : il cavallo è orientato verso la sinistra araldica, ovvero verso destra per chi lo osserva frontalmente. Questa particolarità, discussa ancora oggi, sarebbe secondo alcuni una rivendicazione dell'originalità aretina rispetto alle convenzioni araldiche dominanti.

📜 Fatto Poco Noto — Il verso del cavallo
Secondo una tradizione storiografica locale, l'orientamento originario del cavallo inalberato aretino sarebbe stato invertito dopo il XIV secolo, durante il dominio fiorentino sulla città. Ancora oggi coesistono versioni con il cavallo rivolto a destra e versioni con il cavallo rivolto a sinistra nei simboli ufficiali e associativi della città.
Lo stemma aretino si distingue nettamente da quello del Libero Comune, emblema bipartito rosso e verde che identificava la città stessa, poi ripreso dal Quartiere di Porta Crucifera. Il cavallo inalberato nacque invece per rappresentare lo Stato aretino nel suo complesso, quando nel corso del Trecento fu necessario differenziare la città dal contado e dal distretto.
Storia dello stemma di Arezzo
Le origini dell'emblema araldico aretino affondano nel pieno Medioevo, in un'epoca in cui Arezzo era una delle città-stato più influenti della Toscana. L'emblema bipartito rosso e verde rappresentava il Libero Comune fin dai primi secoli del secondo millennio, richiamando quei colori che ancora oggi caratterizzano il Quartiere di Porta Crucifera durante la celebre Giostra del Saracino.
📜 Contesto Storico — La partigianeria ghibellina
Arezzo fu tra le città toscane più fedeli alla causa imperiale ghibellina. Alla morte dell'Imperatore Enrico VII di Lussemburgo nel 1313, alcuni studiosi hanno avanzato l'ipotesi che il nero del cavallo nello stemma potesse evocare il lutto per la scomparsa del sovrano, a testimonianza del profondo legame tra la città e l'Impero.
Fu nel corso del XIV secolo che il cavallo inalberato cominciò ad affermarsi come simbolo dello Stato aretino. In quel periodo di continua espansione territoriale era necessario distinguere la città dal resto del dominio, e l'immagine del cavallo libero, impennato e privo di finimenti incarnava perfettamente l'ideale di autonomia e di forza militare che la classe dirigente aretina intendeva proiettare verso l'esterno. La blasonatura ufficiale, "d'argento al cavallo rivolto, allegro, inalberato di nero", cristallizzò in formule precise una tradizione figurativa già consolidata nella sigillografia e nell'araldica civica medievale.
Con la caduta del Libero Comune e la progressiva incorporazione di Arezzo nel dominio fiorentino a partire dal 1384, l'emblema subì alcune trasformazioni. I simboli del Popolo e del Comune medievale, lo scudo rosso e verde bipartito e il cavallo inalberato, sopravvissero tuttavia nella memoria collettiva e nelle rappresentazioni storiche della città. Oggi lo stemma del cavallo campeggia nei luoghi istituzionali, nelle manifestazioni storiche come la Giostra del Saracino e nell'associazionismo culturale cittadino, testimoniando la continuità di un'identità civica plurisecolare.

FAQ — Domande frequenti sullo stemma di Arezzo
Qual è il motto della città di Arezzo ?
Il motto tradizionalmente associato ad Arezzo è « Gonfalone del Comune », accompagnato dalla blasonatura del gonfalone che recita : di rosso caricato dello stemma civico con l'iscrizione centrata in argento "Comune di Arezzo", con asta a forma di picca, cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali, frangiati d'argento. Il gonfalone incarna la continuità tra l'orgoglio comunale medievale e l'identità civica contemporanea.
Cosa significa "cavallo inalberato" nello stemma di Arezzo ?
In araldica, il termine "inalberato" indica un cavallo impennato che si drizza sulle reni, con le zampe anteriori sollevate. Non va confuso con "rampante", termine riservato ad altri animali. Il cavallo inalberato di Arezzo è inoltre definito "allegro", ossia privo di finimenti, a simboleggiare la libertà e l'indipendenza dello spirito civico aretino.
Perché il cavallo dello stemma di Arezzo è di colore nero ?
Il nero, detto "sabio" nel vocabolario araldico, simboleggia la costanza, la prudenza e la fermezza. Alcuni storici hanno avanzato l'ipotesi suggestiva che il nero potesse richiamare il lutto per la morte dell'Imperatore Enrico VII di Lussemburgo nel 1313, a testimonianza della fedeltà ghibellina di Arezzo. Questa interpretazione, pur affascinante, rimane dibattuta dagli studiosi.
Quando è stato adottato il cavallo inalberato come simbolo di Arezzo ?
Il cavallo inalberato si affermò come simbolo dello Stato aretino nel corso del XIV secolo, quando la crescita territoriale del Comune rese necessario distinguere la città stessa dal contado e dal distretto. L'emblema bipartito rosso e verde continuò a identificare il Libero Comune, mentre il cavallo d'argento e nero rappresentò l'entità statale più ampia. La prima Giostra del Saracino nella sua forma moderna risale al 1931, anno in cui il cavallo inalberato compariva già sugli scudi dei Fanti del Comune.
Come è presente lo stemma di Arezzo nella città oggi ?
Lo stemma del cavallo inalberato è visibile in numerosi contesti nella città di Arezzo : negli edifici istituzionali del Comune, nei documenti ufficiali, e in particolare durante la Giostra del Saracino, la rievocazione storica medievale che si svolge due volte l'anno in Piazza Grande. Lo stemma campeggia inoltre nei simboli delle associazioni storiche cittadine, come Signa Arretii, che riunisce Fanti del Comune, Valletti e Vessilliferi, testimoniando la vitalità di una tradizione araldica e civica plurisecolare.