Stemma di Reggio Calabria : storia e significato

Stemma di Reggio Calabria : storia e significato

7 giugno 2026Yann REYNAUD
🕐 Tempo di lettura : 5 min
✍️ A cura del team La Cultura Italica

Lo stemma di Reggio Calabria è uno dei più antichi e carichi di significato dell'intero Mezzogiorno italiano, dominato dalla figura eroica di san Giorgio che sconfigge il drago. La sua storia affonda le radici nell'XI secolo e riflette secoli di fedeltà alla Corona, di orgoglio civico e di devozione popolare al santo cavaliere patrono della città.

🛡️ Stemma della città di Reggio Calabria — Descrizione araldica

Lo stemma della città di Reggio Calabria si legge così : « D'azzurro al san Giorgio in atto di ferire con la lancia il drago, sinistrato da una donzella genuflessa in manto e corona reale, sormontata da raggi di luce uscenti dal capo, il tutto d'oro, con la scritta intorno allo scudo: Urbs Rhegina Nobilis Insignis Fidelissima Provinciæ Prima Mater Et Caput. Lo scudo è cimato da corona reale aragonese. »


Significato dello stemma di Reggio Calabria

Ogni elemento dello stemma reggino è portatore di un preciso messaggio araldico e storico, costruito nel corso di secoli di storia cittadina.

  • Lo sfondo azzurro : colore araldico che simboleggia la lealtà, la fedeltà alla Corona e il legame della città con il mare dello Stretto.
  • San Giorgio a cavallo : figura centrale dello stemma, rappresenta il patrono della città nell'atto eroico di trafiggere il drago con la lancia, incarnando il trionfo del bene sul male e la protezione divina accordata a Reggio.
  • Il drago : simbolo del male sconfitto, ma anche richiamo storico ai nemici che minacciarono la città, in particolare i saraceni che devastarono le coste calabresi nell'XI secolo.
  • La donzella genuflessa : figura in manto e corona reale, sormontata da raggi di luce, rappresenta la città stessa o la fede liberata, posta alla sinistra di san Giorgio in atteggiamento di supplica e riconoscenza.
  • Il tutto d'oro : la doratura delle figure nello scudo azzurro è il massimo fregio araldico, riservato alle città di grande nobiltà e fedeltà alla Corona.
  • La corona aragonese : che cima lo scudo, rimanda al diploma di Ferrante d'Aragona del 1465, con cui Reggio ottenne il riconoscimento della propria autonomia e privilegi sovrani.
  • Il motto : Urbs Rhegina Nobilis Insignis Fidelissima Provinciæ Prima Mater Et Caput afferma il primato storico della città sull'intera Calabria, proclamandola Prima Madre e Capitale della Regione.

L'insieme compositivo dello stemma esprime con straordinaria coerenza il carattere della città: guerriero e devoto al tempo stesso, orgoglioso della propria antichità e del proprio ruolo di capitale regionale.

📜 Fatto Poco Noto — Il termine "drago" e la geografia reggina

Il termine draco, dal greco antico per "serpente", designava in origine la zona di Punta Calamizzi, nel territorio di Reggio, prima che essa sprofondasse nel mare nel XVI secolo. Questo legame etimologico fra il nome del luogo e l'iconografia di san Giorgio sarebbe dunque tutt'altro che casuale nella tradizione locale.


Storia dello stemma di Reggio Calabria

Le origini del culto di san Giorgio a Reggio Calabria risalgono all'inizio dell'XI secolo e sono strettamente legate a un episodio bellico di grande rilievo per la città. Nel 1086 il saraceno Benavert di Siracusa sbarcò sulle coste reggine, distruggendo il monastero di San Nicolò sulla Punta Calamizzi e danneggiando la chiesa di San Giorgio. Il duca Ruggero Borsa contrattaccò con vigore, inseguì Benavert, lo uccise in battaglia e conquistò Siracusa. La tradizione popolare volle che il Santo cavaliere fosse apparso in soccorso di Ruggero, e da quel momento i reggini adottarono san Giorgio come proprio patrono e simbolo civico.

📜 Contesto Storico — Il sigillo del 1522 e l'Archivio di Napoli

La prima attestazione documentata del sigillo cittadino con la figura equestre di san Giorgio e il motto Urbs Rhegina Mater Provinciae Prima risale al 17 marzo 1522, conservata nel Reale Archivio di Stato di Napoli su carte in bambagina. Nonostante i terremoti del 1509, 1638 e 1783 e le invasioni turche avessero distrutto gran parte degli archivi reggini, questa fonte attesta la continuità secolare dello stemma.

La versione ampliata del motto, Urbs Rhegina Nobilis Insignis Fidelissima Provinciæ Prima Mater Et Caput, compare con certezza a partire dal 1757 in calce agli atti ufficiali dell'Università, della Corte locale e della Bagliva di Reggio. Il riconoscimento formale dello stemma e del gonfalone giunse con il decreto del capo del governo del 22 dicembre 1934, che iscrisse il Comune di Reggio Calabria nel Libro Araldico degli Enti morali. Fino al 26 ottobre 1944, lo stemma recava in cima il Capo del Littorio, poi soppresso con decreto luogotenenziale: lo scudo tornò così alla sua forma autentica, sormontato dalla sola corona aragonese.

Il gonfalone della città, di drappo cremisi con ricami d'oro, vanta una tradizione altrettanto antica. Lo storico reggino Domenico Spanò Bolani documenta che già nel 1357, sotto Ludovico e Giovanna II, ogni quindici agosto si innalzava a Reggio una bandiera cremisi recante da un lato le armi regie e dall'altro quelle della città, sotto la quale i tre sindaci rendevano giustizia in occasione della fiera franca: un rito civico e simbolico che testimonia l'orgoglio antico di questa città dello Stretto.


FAQ — Domande frequenti sullo stemma di Reggio Calabria

Qual è il motto della città di Reggio Calabria?

Il motto della città è Urbs Rhegina Nobilis Insignis Fidelissima Provinciæ Prima Mater Et Caput, che si traduce come Città di Reggio, nobile, insigne e fedelissima, Prima Madre e Capitale della Regione. Questa iscrizione compare intorno allo scudo dello stemma ufficiale ed è la versione ampliata del motto originario del 1522, che recitava Urbs Rhegina Mater Provinciae Prima, ossia Città di Reggio Madre della Provincia Prima, nel senso di metropoli principale della regione.

Cosa rappresenta san Giorgio nello stemma di Reggio Calabria?

San Giorgio è raffigurato a cavallo nell'atto di trafiggere il drago con la lancia, affiancato da una donzella genuflessa in manto e corona reale sormontata da raggi di luce. Il santo è patrono della città dal 1086, quando la tradizione vuole che sia apparso in soccorso del duca Ruggero Borsa durante la battaglia contro il saraceno Benavert di Siracusa. La sua presenza nello stemma incarna la protezione divina accordata a Reggio e il trionfo della fede e del coraggio sui nemici della città.

Perché la corona aragonese figura in cima allo stemma reggino?

La corona aragonese che cima lo scudo rimanda direttamente al diploma del 2 maggio 1465 concesso da Ferrante d'Aragona, sovrano di Reggio. Con quel documento il re riconobbe alla città i propri privilegi sovrani e la sua condizione di libera da ogni vincolo feudale, garantendole un'autonomia del tutto eccezionale nel panorama del Mezzogiorno medievale. La corona è dunque un simbolo di nobiltà riconosciuta e di indipendenza storica orgogliosamente conservata.

Quando fu adottato ufficialmente lo stemma di Reggio Calabria?

Il riconoscimento ufficiale dello stemma e del gonfalone avvenne con il decreto del capo del governo del 22 dicembre 1934, che iscrisse il Comune di Reggio Calabria nel Libro Araldico degli Enti morali. Tuttavia, la figura di san Giorgio equestre era già presente nel sigillo cittadino almeno dal 1522, attestata nei documenti del Reale Archivio di Stato di Napoli, e l'uso dello stemma nella sua forma sostanziale era consolidato dal 1600 in poi, come documentano le intestazioni degli atti ufficiali della città.

Lo stemma di Reggio Calabria è ancora presente nella vita cittadina oggi?

Lo stemma di Reggio Calabria figura su tutti gli atti ufficiali del Comune, sui sigilli istituzionali e sugli edifici pubblici della città. La figura di san Giorgio rimane viva anche nella devozione religiosa: nella chiesa di San Giorgio al Corso, nel cuore della città, si celebra ogni anno la festa patronale, e nella chiesa di San Giorgio Extra è custodita un'antica icona del santo. Il gonfalone cremisi con ricami d'oro accompagna le cerimonie civiche più solenni, perpetuando una tradizione che risale almeno al XIV secolo.

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